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RITORNA IL GRANDE HOCKEY

Cresce l’attesa per l’arrivo sul ghiaccio di Torre Pellice di due Team di primo piano nell’hockey che conta.

Giovedì 14 dicembre alle ore 20.30 infatti ospiteremo il Milano Rossoblù, attuale leader della Italian Hockey Division e vincitore dello scorso campionato di serie B, mentre martedì 19 dicembre alle ore 20.30 la Valpeagle riceverà la visita dei Diables Rouges di Briancon, attualmente terzi in classifica nella Division 1 francese.

Saranno passati a quel punto 642 giorni dall’ultima volta che nel nostro stadio, il Pala Cotta, è andata in scena una partita di hockey di alto livello: il 12 marzo 2016 si disputò gara 6 dei quarti di finale dei play-off scudetto di quella che allora era la serie A, con la vittoria dell’Hc Valpellice per 5 a 2 contro l’Asiago che poi vinse la serie qualificandosi alla semifinale.

Fu Alexander “Sasha” Petrov a realizzare al 56° minuto l’ultimo gol per il quale i tifosi della Valpe poterono esultare prima di un lungo periodo di buio nel palazzetto di Torre Pellice, nel frattempo cancellato dalla mappa dell’hockey che conta.

E sarà proprio “Sasha” Petrov uno dei protagonisti dell’amichevole “di lusso” che abbiamo organizzato per riportare il grande hockey a Torre Pellice e consentire ai nostri giocatori e tifosi di riassaporare il sapore di una sfida di lunghissima data con Milano, unica realtà fuori dal Nord Est ad avere conteso nell’ultimo decennio alla Valpe lo scettro di “reginetta fuori dal coro alto-atesino”.

Solo che questa volta Petrov vestirà la maglia dell’avversario perchè nel frattempo sono cambiate molte cose e quel giocatore che ha regalato immense soddisfazioni al pubblico di Torre Pellice ora è uno dei leader del Milano fattosi corazzata dell’hockey italiano. Insieme a lui ci saranno Andrea Schina e Stefan Ilic, anch’essi protagonisti con la maglia della Valpe di quell’ultima storica partita.

Anche la nostra Valpeagle avrà molti protagonisti di quella partita del 12 marzo 2016: sono i ragazzi che hanno deciso di aderire al progetto di ricostruzione di Casa Valpe realizzato dall’HCV Filatoio 2440. Alex Silva, Marco Pozzi, Pietro Canale, Federico Cordin e Martino Durand Varese erano infatti sul ghiaccio quella sera, osservati da Simone Armand Pilon che all’epoca sedeva in panchina come secondo portiere e che invece giovedì avrà l’arduo compito di difendere la porta dalle sfuriate degli attaccanti milanesi.

Che non avranno solo Petrov a disposizione, ma anche altre stelle come il goleador del campionato Dominic Perna, e poi Marcello Borghi, Federico Colombo. Arduo anche il compito per i nostri attaccanti che si troveranno di fronte anche Fabrizio Senoner e la giovane promessa meranese Andreas Radin oltre a un goalie come Alessandro Tura, attualmente il miglior portiere della Italian Hockey League.

Per l’imbattuta Valpeagle che nella sua sua brevissima storia ha finora conosciuto solo vittorie sarà quindi un banco di prova vero per testare il proprio livello in vista della seconda parte di stagione. Da ripetere anche martedì 19 dicembre sempre alle 20.30 contro Les Diables Rouges di Briancon, altra corazzata ricca di campioni, che completerà la settimana del ritorno del grande hockey.

La sfida con il Milano Rossoblu poi sarà l’occasione per rivedere e salutare anche Massimo Da Rin, legatissimo a Torre Pellice prima da giocatore e poi da allenatore, dove dal 2006 al 2009 ha contribuito in maniera determinante alla crescita del movimento hockeistico.

Il biglietto di ingresso ad ognuna delle due sfide costerà 10€ (posto unico), 5€ il ridotto (12-16 anni), gratis sotto i 12 anni. E per i tifosi che vorranno essere presenti a entrambe le sfide una bella sorpresa: un mini abbonamento a 15€ per entrambe le partite (posto unico).

I possessori della Valpeagle Card insieme ai ragazzi tesserati della Bulldogs avranno l’ingresso gratuito

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Fra GIOIA e qualche perplessità

La foto pubblicata sui social da Marco Cogno SINDACO non può che indurci sentimenti di gioia (e qualche perplessità di cui diremo in fondo)

Come potrebbe non esserci gioia in una cooperativa che ha nella denominazione un legame imprescindibile con la propria casa? Filatoio lo sappiamo tutti è il luogo in cui l’hockey della Val Pellice ha vissuto anni epici ed irripetibili in cui si sono disputate vere e proprie battaglie sportive, che hanno avvicinato o forgiato la maggioranza dell’attuale pubblico di appassionati.

2440 è invece la capienza massima dello stadio venuto dopo il Filatoio, non come elemento di rottura, bensì di continuità col passato: un impianto al passo coi tempi, sicuramente più accogliente e vivibile del precedente e costruito in area geografica di maggiore sicurezza.

I nostalgici, cioè coloro che rimpiangono forme e regimi del passato sono sempre esistiti (anche adesso) per cui all’epoca probabilmente ci fu chi avrebbe voluto vedere per sempre l’hockey nella ghiacciaia costruita in riva al Pellice e pazienza se ogni tanto bisognava ripartire da zero. La maggioranza oggi è tuttavia felice di assistere alle partite nel palazzo del ghiaccio di corso Lombardini, intitolato alla memoria dell’indimenticato avvocato Giorgio Cotta Morandini, cosciente che bisogna sempre guardare al passato per costruire meglio il presente e il futuro, senza paura di aprirsi alle novità e al progredire.

La foto di stamattina che ritrae la pista sulla quale il ghiaccio torna a formarsi dopo mesi di inattività ci riempie quindi di gioia.

Per carità, lo stadio olimpico di Pinerolo che ci ha accolti in queste settimane è un meraviglioso impianto che il nostro territorio ha la fortuna di avere, gestito in maniera davvero efficiente dagli uomini dello Sporting Pinerolo, società con la quale peraltro la collaborazione continuerà a prescindere dagli impianti utilizzati.

Ma Casa Valpe è a Torre Pellice e quindi sapere di poter presto tornare a far correre le lame affilate su quella pista dove nel recente passato i ragazzi delle giovanili trovavano invece i cancelli chiusi, quella pista rimasta a per mesi senza ghiaccio e prima ancora senza gas, senza acqua calda, ci riempie di gioia.

Perché quante situazioni simili di degrado, di abbandono, o di utilizzo distorto della cosa pubblica ci tocca vedere in giro, senza bisogno di andare troppo lontano, rimanendo anche solo in contesto sportivo e olimpico? Quante volte la cattiva amministrazione manda in malora ciò che l’amministrazione stessa ha voluto creare?

Invece una volta tanto la politica, nello specifico l’amministrazione comunale di Torre Pellice, ha voluto e saputo assumersi delle responsabilità importanti, non limitandosi a parole di circostanza, ma agendo con determinazione per salvaguardare un bene che appartiene a una comunità intera, compresi quei politici di vecchio corso che oramai sanno di stantio e che con le loro azioni passate e recenti non hanno mai dimostrato interesse o capacità a farne il bene.

E quindi con coraggio, ma soprattutto con la diligenza del buon padre di famiglia, il sindaco e la sua Giunta ha scelto di fare la cosa più difficile, assumendosi la gestione diretta del Palaghiaccio per consentire innanzitutto a centinaia di famiglie di vedere i loro figli fare sport, per consentire ai cittadini di tornare a pattinare ogni tanto anziché stare con le gambe sotto il tavolo, per consentire a chi come noi ambisce a fare attività sportiva agonistica di avere una struttura nella quale poterla fare, con la garanzia di avere tutti i servizi indispensabili e di poterne programmare l’attività.

Servizi per i quali corrisponderemo ben volentieri il canone come tutti gli affittuari che rispettano regole e contratti, certi di ricevere altrettanto in cambio. E sicuri anche che con una gestione oculata l’amministrazione comunale saprà dimostrare in pochi mesi che il palazzo del ghiaccio è un bene e non una iattura per la comunità.

Venendo invece alle perplessità, la stessa foto ce ne induce alcune.

Secondo il calendario che la FISG ha ufficializzato poche settimane fa, sabato pomeriggio alle ore 18.30 (fra due giorni) la Valpeagle dovrebbe disputare la sua terza gara di campionato proprio sulla pista della foto, in quanto è lo stadio scelto dalla squadra avversaria.

La prima perplessità è come sia possibile che la Fisg non verifichi preventivamente se un impianto sia effettivamente agibile e in disponibilità alla squadra ospitante, perché se così non è, noi allora avremmo potuto dichiarare di disputare le nostre gare interne al Madison Square di New York anziché cercare un impianto sul territorio per il quale abbiamo dovuto presentare prima dell’avvio del campionato un documento ufficiale alla Fisg stessa per dimostrarne la nostra effettiva possibilità di utilizzo (lettera del gestore dello stadio di Pinerolo).

Dalla foto del Sindaco pare infatti evidente anche a chi di ghiaccio non se ne intende che pur con tutta la buona volontà il ghiaccio non sarà pronto fra due giorni e noi a inizio stagione avevamo lavorato alla costruzione di un roster in grado di sostenere una partita di hockey anzichè una di pallanuoto e quindi ci troveremmo in difficoltà anche solo a reperire le calottine se dovessimo scendere in pista.

Eppure a oggi (mancano 48 ore) non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale che ci informi – come da regolamento – dello spostamento della gara sulla pista di riserva, anche questa teoricamente da dichiarare in Fisg dalla squadra ospitante, qualora non ci sia agibilità della pista di riferimento.

Forse non valgono per tutti le stesse regole? Forse ci si può iscrivere ai campionati per gioco, falsandone la regolarità, senza che venga preventivamente verificata dagli enti preposti l’effettiva regolarità della documentazione presentata? Forse che taluni hanno coperture in uffici di periferia rispetto all’organo centrale che insabbiano situazioni note a tutti sul territorio e non solo?

Salvo comunicazioni contrarie dell’ultima ora (alla faccia della programmazione sbandierata nelle conferenze di presentazione dei campionati), di cui vi terremo aggiornati, noi quindi ci presenteremo regolarmente al palaghiaccio di Torre Pellice, nostra prossima sede, pronti a scendere sul ghiaccio per la terza giornata, anche perché il nostro portiere Simone Armand Pilon, oggetto del desiderio di quest’estate, avrebbe tanta voglia di provare a fare il terzo shut-out consecutivo per meriti sportivi e non per regolamento.

Se poi per qualche “strano” motivo la partita non si dovesse disputare, vorrà dire cari tifosi che sarà l’occasione per fare qualche foto con i vostri beniamini in maglia di gioco, sottoscrivere la Valpeagle Card se non lo avete ancora fatto e magari fare un po’ di merenda sinoira tanto cara al nostro speaker se – come ai vecchi tempi – tutti volessero portassero anche qualcosa da bere e da mangiare.

Una sorta di cena in bianco … rosso!

Di sicuro sul ghiaccio ci saremo anche il weekend successivo, domenica 22 ottobre, per l’inaugurazione della nuova gestione del palazzo, con il derby che ci vedrà opposti al Real Torino

 

 

 

 

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Storia di qui

Di Mauro Deusebio

Credits – Valpe, 70 anni di emozione, D. Arghittu – M. Deusebio – Ediz. Industria Grafica Sanmorì

C’è chi nasce in una famiglia senza problemi e chi no.

I nati in famiglie senza problemi si assomigliano tutti; io sono nata tra i diseredati e non assomiglio ad anima viva.

Gestisco, dopo mia madre, una pensione per giovani di belle speranze e vivo nell’incertezza guardata con supponenza dagli affermati e con disprezzo dagli invidiosi: i primi si chiedono quanto sopravviverò, i secondi perché sopravvivo.

Fu la mamma, non ancora maggiorenne, a lanciarsi nell’impresa verso la metà degli anni ’30 con un gruppo di studenti suoi coetanei. Non vi dico la reazione della gente; manco avesse aperto un bordello!

Furono soprattutto le fidanzate dei suoi amici a sollevare questioni: “Ma che vuole questa”, “Non ha di meglio da fare”, “Si mette in mezzo per portarceli via”. Reazioni comprensibili, lo diceva anche la mamma, ma inascoltate dai giovanotti felici di frequentarla e di trovare, grazie a lei, un divertimento senza pari.

Negli inverni che seguirono si parlò in incontri segreti di gite in Francia, di raduni presso un laghetto di Luserna, il Blancio, dove i ragazzi trovarono sempre ad accoglierli una folla di curiosi.

Durò poco. La guerra mise fine al sodalizio e la mamma, non più perturbatrice di animi innocenti, riconquistò il suo buon nome e passò ad altro.

A dire il vero, cosa fosse questo ‘altro’ non l’ho mai saputo.

Ci sono sempre stati buchi temporali nei racconti della mamma, certo ai bimbi piccoli non si racconta tutto. L’ho scoperto, si fa dire, l’altro ieri che esistono, tra gli adulti, segreti inconfessabili di tipo economico o di rapporti tra persone; segreti a volte spregevoli o pruriginosi, altri nobili, mai banali.

Credits – Valpe, 70 anni di emozione, D. Arghittu – M. Deusebio – Ediz. Industria Grafica Sanmorì

La vecchia pensione riaprì soltanto al passaggio tra gli anni ’40 e ’50, la rimisero in piedi i ragazzi di un tempo, ormai sposati, che non vollero tradire il passato riproponendo alla mamma la gestione.

Ricomparvero anche le vecchie polemiche, non più sollevate da fidanzate, ma da mogli, troppo sovente lasciate a casa, e dai soliti benpensanti capaci di vedere il male nelle iniziative non codificate dal pensiero comune. A sentire la mamma, le critiche esterne furono un bene: i suoi accoliti trovarono subito altri adepti e il clima di fratellanza finì col coinvolgere tutti.

Purtroppo l’idillio durò pochi anni: il successo dell’iniziativa e la conseguente necessità di ampliamento, qualche incomprensione e l’impossibilità di tenere testa alla concorrenza sui prezzi praticati, costrinsero alla chiusura.

Ricordo l’orgoglio con il quale la mamma mi mostrava, di tanto in tanto, una fotografia dei pensionanti dell’epoca: dieci giovanotti sulla trentina e un ragazzino: “era il più bravo”, diceva la mamma, “e la sua bravura lo portò presto lontano”.

Sembrava tutto finito, ma la pensioncina aveva radicato nell’immaginario dei ragazzi del luogo e, dopo vari tentennamenti, si tornò in pista; è questo un modo di dire metaforico che però racconta bene quanto successe. I tempi difficili, quelli con gli uscieri sull’uscio, continuarono dopo la mia nascita, anche quando la pensione si trasferì in un palazzetto e quando un architetto ceko-svizzero, capace organizzatore, portò l’attività all’acme.

Poi le tragedie del ’77, il palazzo rimesso in piedi con corale partecipazione, gli ospiti dell’epoca, autentici giocolieri, grazie ai quali fu facile resistere alle canzonature sugli irrisori livelli d’una pensione di provincia. Io andavo fiera del carattere della mamma, del suo arroccamento teso a far fruttare un’affettuosità guadagnata negli anni.

Oggi, col minore impulso collettivo, con l’ideale ridotto a fazione, oggi che l’apparire sembra più importante dell’essere, mi sentirei meno fiduciosa, ma staremo a vedere.

Nel 1983 fu giocoforza perdere una stella, da lì giù a rotta di collo: inseguite dai debiti, affossate da falsi amici, io e la mamma fummo tenute a galla da avventori locali che avevano lo stesso spirito dei ragazzi dell’esordio, di quelli del ’63, dei funamboli organizzati dal ceko-svizzero.

Nemmeno una lunga chiusura per i necessari lavori di ristrutturazione fu in grado di far dimenticare un’attività che io consideravo, con un po’ di presunzione, il nostro atelier. Quando le lungaggini burocratiche misero in pericolo la prosecuzione dell’esercizio si arrivò al sollevamento popolare e, in quell’ambiente aggregante, nacque mia figlia: un segnale o, almeno, un’avvisaglia di continuità.

Si riprese con alti e bassi, arrivarono pensionanti donne, tornarono a farci visita figure note innamorate della cerchia che ci gravitava intorno; ci fu anche un fine intenditore, non in sintonia, che definì il palazzo ‘la topaia’. Ma la coesione data dalla lunga tradizione seppe impedire alla ‘topaia’ di diventare catapecchia come successe, invece, in ambiti familiari molto più chic.

Il cambio di millennio procurò guai a non finire: il palazzo fu nuovamente danneggiato dalle forze della natura, la mamma finì i suoi giorni ed io mi ritrovai a combattere da sola su nuovi fronti. Un accenno di disgregazione espose a rischio di chiusura; ma il sentimento di appartenenza, nel quale il bene comune è protetto da tutti e aperto a tutti, ben diverso dal sentimento di esclusione, che crede di salvaguardare erigendo muri, riportò la normalità.

In attesa della nuova sistemazione, che arrivò nell’anno precedente i Giochi olimpici, fu prima rimessa insieme ‘la topaia’, poi l’ormai inderogabile trasloco aprì inattesi orizzonti. Chissà quanto sarebbe piaciuto alla mamma l’atelier nuovo di zecca!

L’arrivo di diversi curiosi personaggi elevò lo standard della pensione; bisognò ancora lottare contro un avverso destino materializzatosi in un incidente stradale, però, mentre mia figlia cresceva, l’entusiasmo collettivo permise sovente di esporre il cartello ’Tutto esaurito’.

Credits – Valpe, 70 anni di emozione, D. Arghittu – M. Deusebio – Ediz. Industria Grafica Sanmorì

Ho conservato quel cartello perché sopra la scritta campeggiava il numero 2440 che, tra gli avventori, finì col diventare una sorta di mantra dei magici momenti prefiguranti il salto di categoria. Fu così che, sotto l’attenta guida di un bravo franco-canadese, di cui, confesso, m’innamorai, tornarono a splendere i gioielli di famiglia con, a pensione, qualche vecchia volpe e frotte di giovani capaci di vivere e suggerire utopie.

Non durò nemmeno questa volta: purtroppo l’amico franco-canadese non resse alla pressione di antiche ferite, io mi barcamenai aggrappata alla considerazione di cui ormai godeva l’attività, ma proprio quel vanto mi espose a mire incontrollabili alle quali cedetti pensando di fare il bene di mia figlia.

Oh bisogna ammettere che arrivarono lustrini e abbellimenti, ma tutto senz’anima, senza quel quid che nel tempo aveva permesso alla mamma ed a me di sentirci a casa nonostante le calze bucate, le disgrazie, i tradimenti e le calamità naturali.

L’annunciato disastro fu evidente quando con la prima coccarda in tasca si dimezzarono le entrate; eppure, nonostante le avvisaglie, non capii. Accecata dai cotillon non mi accorsi di perdere anche il buon nome di un ambiente dove, come vero fiore all’occhiello, ci si sentiva rispettati e accuditi. La seconda recente coccarda è servita soltanto a evidenziare le pecche di una gestione finita senza più bandiere e con gli avventori in fuga.

Mi dispiace che le stelle perse siano ora due.

Mi sento responsabile per non avere abbastanza vigilato, ma credo che mamma di lassù capisca le mie illusioni, i miei sogni ad occhi aperti: bisogna pur sognare per vivere!

No, l’errore non sta nel sogno, bensì nell’aver permesso che fosse portato avanti come se io non esistessi; ditelo agli avventori rimasti e ai ragazzi che saranno il nostro domani.

Ora è meglio che mi faccia da parte, tocca a mia figlia che, sia pure con un cognome diverso, si accinge a riproporre l’impresa della nonna.

In bocca al lupo a lei ed a chi ancora ci crede.

Come, non sapete chi sono io? Eppure per anni mi sono fatta pubblicità allo stadio dove il vocione dello speaker ufficiale annunciava: “Signore e signori …laaaaaaaa VALPE!”

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Presentazione ufficiale della cooperativa HCV Filatoio 2440

Si è tenuta il 31 gennaio la presentazione ufficiale della cooperativa HCV Filatoio 2440.

L’incontro si è svolto al Bar del Filatoio di Torre Pellice ed erano anni che non si vedeva tale luogo storico così gremito: erano presenti circa 150 persone.
Gli otto Soci fondatori hanno ripercorso le tappe salienti che hanno portato alla realizzazione della cooperativa, dal luglio 2016 fino all’atto costitutivo dello scorso 11 gennaio.
La scelta del nome HCV FILATOIO 2440 ha voluto essere un omaggio a un luogo storico dell’hockey in Val Pellice, ma anche a una curva che trasudava passione.
Quella passione tenuta unita di recente dal gruppo che su Facebook si è identificato nel numero 2440, simbolo della capienza massima dello stadio Cotta Morandini di Torre Pellice e numero che ora fa parte a pieno titolo anche della denominazione ufficiale della cooperativa.

Dopo la presentazione di alcuni nuovi soci che fin da subito hanno aderito al progetto dimostrandosi entusiasti a collaborare fattivamente al suo sviluppo, fra cui Simona Ferrando, Mauro Vignolo, Sergio Giacotto, Mario Fina, Anna Caffaratti, il Presidente Fabrizio Gatti ha illustrato i prossimi step del programma, che prevedono il reperimento dei primi sponsor, la costruzione di un settore giovanile che dia continuità all’attuale lavoro del gruppo che sta lavorando per la Valpellice Bulldogs, a cui sarà garantita autonomia di budget rispetto ai costi della prima squadra e la costruzione di un progetto sportivo di vertice, correlato naturalmente alle opportunità che la Federazione riterrà opportuno concedere e alla disponibilità di atleti di punta nel voler far parte di questo progetto, ma con un occhio di riguardo ai giovani locali.
A tal proposito è stata un’autentica ovazione quella che ha accompagnato la presenza in prima fila di due giocatori come Alex Silva e Marco Pozzi, che tanto hanno dato ai colori biancorossi in questi anni e che non si sono voluti perdere la presentazione del nuovo progetto.
Massimo Sainato, responsabile dell’area marketing, ha voluto brevemente illustrare i motivi salienti della scelta del progetto dell’azionariato rivolto a tutta la tifoseria, che nasce da due considerazioni piuttosto evidenti: la mancanza sul territorio pinerolese di mecenati realmente in grado di intervenire con le proprie risorse economiche e quindi a quel punto a tutti gli effetti proprietari unici del club e la presenza invece di una comunità allargata che identifica nell’hockey l’elemento caratterizzante del territorio, proprio come è il Barcellona, non solo un fenomeno di tifo, quanto piuttosto la rappresentazione di una comunità, quella catalana, unica e diversa rispetto al resto della Spagna.
Quella comunità che di fatto ha rappresentato l’azionista di maggioranza di qualunque progetto sportivo realizzato in Val Pellice, senza però mai avere alcuna possibilità di intervento nelle decisioni.

Il Presidente Fabrizio Gatti ha poi voluto spiegare in maniera dettagliata le caratteristiche salienti della cooperativa sportiva dilettantistica, il cui statuto si attiene a quanto previsto al riguardo dalla legislazione italiana.
E’ a responsabilità limitata, dunque il socio risponde esclusivamente per il valore delle proprie quote, il cui valore nominale è di 25,00€ cad.
Si può sottoscrivere più di una quota, ma indipendentemente dal numero di quote versate, il voto in assemblea varrà sempre solo 1.
Possono diventare soci tutti i cittadini italiani maggiorenni. La domanda deve essere approvata dal CDA.
La quota sociale si versa all’ingresso, dopo di che ogni anno i soci saranno eventualmente chiamati a versare il sovrapprezzo deliberato a maggioranza dall’assemblea dei soci in sede di approvazione del bilancio.
Ciò significa che sarà sempre e solo la maggioranza dei soci presenti in assemblea a determinare il valore della quota annuale. Chi non vorrà aderire sarà ovviamente libero di lasciare la cooperativa.
Fra le caratteristiche principali dell’HCV Filatoio 2440, rivoluzionarie rispetto al passato, c’è la determinazione del potere sovrano all’assemblea dei soci, che non solo eleggerà Presidente e membri del Consiglio Direttivo, ma dovrà approvare sia il budget di previsione per la stagione successiva, sia il progetto sportivo ad esso collegato.
Qualcosa davvero di unico nel panorama sportivo italiano.
Per motivi legislativi il minorenne non può votare bilanci e impegni economici, quindi non può essere socio della Cooperativa.
Tuttavia, siccome si può possedere più di una quota, sarà possibile destinare una Card Socio al figlio minorenne, che non darà diritto alla partecipazione all’Assemblea ma permetterà di usufruire degli altri vantaggi del Socio.

Quindi in sintesi HCV Filatoio 2440 è una cooperativa dove:
1) Un bene di tanti sarà proprietà di tanti
2) Non si corrono rischi economici
3) Si avrà partecipazione diretta alle scelte
4) Ogni socio avrà un solo voto

L’obiettivo morale è la costruzione di «Casa Valpe», un contenitore dove nessuno si senta escluso, attraverso l’allargamento della Società Cooperativa a tutti coloro che ne vorranno fare parte.

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