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Divagazioni

SCORRIBANDE NEI CIELI

di Mauro Deusebio
“… ma da i silenzi de l’effuso azzurro
esce nel sole l’aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne”
È per la visuale annebbiata che mi ritrovo a suggerire un nesso tra poesia e ValpEagle, oppure è la speranza che il ‘volo solenne’ finisca con l’annichilire i Brixen Falcons?
Gara due di finale dunque. Quella da non fallire, quella in cui raccattare il più sperduto pulviscolo di tifo, di orgoglio e di energia per rimettere i Falcons al loro posto: siamo aquile perdiana, mica passerotti!
Detta così sa quasi di chiamata alle armi; in realtà dovrebbe essere poco più di una disfida ornitologica.
Sì, sì: il meglio di qua contro il meglio di là, Ovest contro Est, aquile contro falchi e in palio l’attribuzione del titolo di campione della IHL Division I, ma, a dirla tutta, ciò che più preme è la promozione.
Una FISG attenta, come si presume che sia chi deve occuparsi dello sviluppo della disciplina, le promuoverebbe entrambe: due società solide, già attrezzate per salire di livello, potrebbero soltanto impreziosire il serbatoio dell’hockey italico. Non ho idea di come si chiami oggi la massima divisione (serie A?), ma so che almeno metà delle sue componenti devono mettere insieme da sei a dieci partite per contare lo stesso numero di spettatori che sabato affolleranno il Cotta Morandini.
Possono i vertici dell’hockey ignorare questa realtà?
Lasciamo le aquile che pensano e torniamo a quelle che, se non impedite, vorrebbero volare.
A Bressanone, mi dicono, Pavel Kavcic ha praticamente giocato a due linee riproponendo l’errore che quasi tutti gli allenatori fanno nelle gare che contano: partita importante uguale giovani fuori; mi dicono anche che se si fosse
perso schierando i giovani la colpa sarebbe stata ancora dello stesso Kavcic per averli schierati.
Finiamola allora di incolpare, piuttosto aiutiamo questi personaggi a non avere paura del nostro domani.
Ultimamente ho visto, si fa per dire, il quarto di finale contro il Pieve di Cadore e alcune partite dei giovani Bulldogs; ve ne parlo per sottolineare il buon lavoro di Kavcic e dei suoi collaboratori.
È vero che in pista riconosco soltanto più Silva e Pozzi, a volte anche Canale e Durand Varese, ma l’insieme dei fraseggi, lo sviluppo delle azioni (non i gol) fanno sempre parte di un bagaglio sedimentato negli anni.
Contro il Pieve mi sono davvero divertito: azioni, passaggi come se si sapesse che il compagno era lì, velocità, pulizia negli interventi. Si dovesse rigiocare così, l’unica fatica sarebbe distinguere in pista penne e piume di Falcons spelacchiati!
Dei Bulldogs basti dire che togliendo 1’30” alle loro ultime gare avremmo sia gli under 15 che gli under 13 nelle rispettive finali nazionali. Che sarà mai imporre un tempo di 18’30”? Scherzo naturalmente e lo faccio perché orgoglioso che i piccoli siano arrivati così avanti.
Confesso che tra le giovani leve ho la fortuna di annoverare due pronipoti: uno gioca in difesa e l’ho soprannominato ‘il buono’, l’altro è un temibile attaccante che chiamo invece ‘l’anarchico’.
Il buono ha sempre un attimo di ripensamento prima di stroncare l’avversario in fuga; di questo vorrei avessero coscienza gli arbitri prima di penalizzarlo: lui non vorrebbe mai andare contro il regolamento e, se ci va, un po’ di colpa è anche di chi lo ha saltato.
L’anarchico è tale perché in pista te lo ritrovi dappertutto per la delizia e la disperazione del coach (non soltanto il suo); maturerà. Per ora mi diverte vederlo interpretare così bene la sua età.
L’avete comperato il biglietto? Io sì. Ci si vede là dove volano le… ValpEagle.
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TESTIMONI INCONSAPEVOLI

(di Mauro Deusebio)

Nascere, ma anche rinascere, presuppone la trasmissione delle informazioni genetiche da una generazione all’altra; chi meglio di Milano e Briançon per l’abbrivio della ValpEagle?

Milano, squadra questa volta identificata con l’aggettivo ‘rossoblu’, è sempre stata un collaudo, una verifica per i sogni e le ambizioni valpellicesi. Giovedì 14 dicembre, contro la capoclassifica della B italiana, si tratterà più che altro di allertare i nostri sulle difficoltà a venire.

Stesso discorso per Martedì 19 contro i Diables Rouges, terza forza della B francese, da poco scesi dalla Magnus per difficoltà economiche. Due incontri da non perdere per rivedere Sasha Petrov e Andrea Schina, per permettere ad Alex Bertin di presentarci i compagni delle giovanili, per riproporsi all’hockey internazionale e anche per capire dove siamo.

Ma, a questo punto, di cosa saremmo testimoni inconsapevoli?

Di mutamenti epocali possibili anche nel vivere quotidiano. Nello sport, prima sono cambiati i sistemi di gioco, in conseguenza di questo sono cambiate le caratteristiche fisiche e le abilità richieste ai giocatori, infine è cambiato il management che cerca profitti e non gratificazioni.

Nell’hockey, in principio era… l’Unione Sovietica che, dal 1963 al 1986, vinse 5 Olimpiadi e 18 titoli mondiali dei 21 disputati (negli altri 3 si impose la Cecoslovacchia che praticava lo stesso gioco dell’URSS); poi venne di moda il ‘butta dentro e spera in Dio’, i muscoli degli atleti si gonfiarono a dismisura, stazza e velocità ebbero la meglio su tecnica individuale e trame di gioco; questo perché pompare muscoli e allevare schegge non pensanti costa molto meno che accudire un vivaio sotto il profilo tecnico e umano.

Così si persero per strada spettatori e praticanti, anche in sport più popolari (v. calcio).

A Torre Pellice si prova ora ad invertire la rotta: auguri.

Il titolo, preso in prestito da un gran bel romanzo di Gianrico Carofiglio (‘Testimone inconsapevole’ – Sellerio 2002 – anche in ebook e audiolibro), vorrebbe soltanto suggerire di non smettere di pensare pur festeggiando la rinascita.

Buone amichevoli a tutti.

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